La liuteria è l'arte di progettare, costruire, restaurare strumenti musicali a corde, ad arco o pizzico, ed indica per estensione quelle botteghe laboratorio dove gli artigiani lavorano sui loro violini, violoncelli, viole, contrabbassi, mandolini, chitarre e tiorbe d'alta fattura. Il termine "liuteria" deriva da liuto, accezione moderna di leuto, antico strumento a corde pizzicate costituito da un corpo convesso, un foro di risonanza al centro ed un manico di forma allungata, che poteva avere accordatura e numero di corde variabili. Il liuto cominciò a diffondersi in Europa dal IX secolo d.C. e fu molto usato fino all'epoca barocca.

Antonio Stradivari ed il violino Lady Blunt

A sinistra:Antonio Stradivari (1644-1737) Autore: João Paulo Dantas. A destra Lady Blunt (Autore: Tarisio Auctions).

In Italia, la liuteria si sviluppò durante il Rinascimento a cavallo fra il XV ed il XVI secolo. Alla fine del '400, a Brescia apparvero le prime botteghe fra cui quella del liutaio "maestro delle viole", di cui si sa che nel 1495 furono commissionate tre viole da Isabella D'Este Gonzaga. Sempre a Brescia si distinsero pochi decenni dopo anche le botteghe di Micheli, Della Corna, Gasparo da Salò e Giovanni Paolo Maggini. Invece nella seconda metà del Cinquecento, con la bottega di Andrea Amati, iniziò la gloriosa attività liutaria della città di Cremona, che è poi proseguita fra il XVII ed il XVIII secolo con Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù, considerati indiscutibilmente coloro che raggiunsero l'apice dell'arte liutaia. Gli strumenti di Stradivari hanno fatto il giro del mondo ed hanno un valore immenso; il Lady Blunt di Stradivari è il violino più pagato al mondo, acquistato ad un'asta per una cifra vicina ai 16 milioni di Dollari.

Da Brescia e Cremona, la liuteria moderna si diffuse in tutta Italia. Altri importanti centri produttivi italiani – che si rifacevano ai maestri di Cremona - furono la scuola piemontese, il cui capostipite fu Gioacchino Cappa di Saluzzo, e quella Milanese con Giovanni Grancino, entrambi allievi di Amati, poi Mantova (Pietro Guarneri, Tommaso Balestrieri e Camillo Camilli), le botteghe in Veneto (Zanoli ed Obici di Verona, Deconet di Padova, Pilizon di Gorizia ed altri), Liguria (Bernardo Calcagno), Emilia (famiglia Tononi), Toscana (i Gabrielli, i fratelli Carcassi ed i Gragnani) e Napoli (Alessandro Gagliano). Ma la liuteria si diffuse anche nel resto d’Europa aprendo vere e proprie scuole nazionali.

Gli strumenti prodotti meticolosamente a mano in quegli anni nelle liuterie italiane, capolavori dalle sonorità meravigliose ed inimitabili, furono subito desiderati dai più importanti musicisti contemporanei; in particolare i violini, che divennero gli strumenti ad arco per eccellenza. Per questa ragione, molti liutai venuti dopo i grandi maestri – soprattutto all'estero - decisero di emulare in tutto e per tutto le opere dei loro predecessori più illustri; adottarono quindi gli stessi progetti, le modalità produttive ed i materiali tipici dell'epoca classica pur tentando in alcuni casi di modernizzare l'aspetto degli strumenti e passare a produzioni massive.

Monumento ad Antonio Stradivari, Cremona.

Monumento ad Antonio Stradivari, Cremona. Foto di: Nikolai Maksimovich.

I liutai italiani, invece, proprio perché orgogliosi della storia unica dei propri predecessori e dell'eredità ricevuta, preferirono sperimentare nuove vie in modo da riaffermare l'identità italiana di questi capolavori, la loro unicità e dunque la supremazia mondiale della liuteria italiana. Ad esempio, preferirono per i loro violini vernici spesse ed appariscenti piuttosto di quelle sottili ad asciugatura rapida dei grandi maestri. Inoltre enfatizzarono maggiormente i lavori d'intaglio con tratti e smussature più decise ma senza tradire i canoni della tradizione. Gli artigiani italiani venuti dopo i grandi maestri, pur se non raggiunsero gli apici qualitativi di Amati, Stradivari o Guarneri del Gesù, grazie al loro lavoro ed alla loro filosofia, continuarono ad offrire prodotti eccellenti e perpetrarono l'unicità della tradizione liutaia italiana minacciata dal moltiplicarsi di botteghe emulatrici del periodo classico nel resto d'Europa. Grazie al lavoro di questi magnifici artigiani appartenenti alla storia d'Italia, oggi il violino è tuttora considerato un prodotto di eccellenza made in Italy.

Ed oggi? Anche se le industrie producono strumenti musicali a corda offrendo i vantaggi di prezzo tipici della catena di montaggio e la tecnologia evolva continuamente, la liuteria rimane uno dei pochi campi produttivi dove bisogni ancora lavorare a mano artigianalmente per raggiungere alti standard qualitativi. Uno strumento prodotto in laboratorio dal liutaio ha un prezzo notevolmente superiore ma ampiamente giustificato da qualità sonore e finiture incomparabili coi prodotti dozzinali. Permette di eseguire tecnicamente qualsiasi spartito musicale nonché la personalizzazione dello strumento - ad esempio le dimensioni - per soddisfare eventuali esigenze del musicista che lo possiede mentre un prodotto industriale è utile solo nelle prime fasi di studio del musicista.

In Italia sono attualmente attive oltre 300 botteghe di liutai, la metà delle quali a Cremona, che può essere così definita la capitale mondiale della liuteria. Molti si sono riuniti nel'Associazione Liutaria Italiana ed il Consorzio Liutai "Antonio Stradivari" Cremona. Alcuni laboratori italiani sono stati aperti anche da artigiani stranieri emigrati da Paesi come Francia, Germania, Austria, Argentina, Corea e Giappone per imparare l'arte italiana della liuteria. Di fatti, i grandi liutai italiani hanno definito negli ultimi secoli un riferimento qualitativo che probabilmente non verrà mai più superato ed attira appassionati da tutto il mondo. La liuteria dunque non appartiene solo ad una dimensione storico culturale italiana bensì è una straordinaria realtà produttiva e parte integrante del tessuto economico di diverse città in Italia.

I liutai Luigi Galimberti e Roberto Regazzi.

A sinistra il liutaio Luigi Galimberti (1888-1957) nella sua bottega a Milano. A destra Roberto Regazzi (Bologna, 2017).

Rastrelliera di violini ed utensili da lavoro in una liuteria.

Rastrelliera di violini ed utensili da lavoro in una liuteria.