In tutto il mondo gli spaghetti vengono associati alla cucina ed alla cultura italiana ma quali sono le origini di questo alimento? Gli spaghetti sono nati in Italia oppure in Oriente? In effetti il merito della loro invenzione è conteso tra italiani, cinesi ed arabi. Come spesso accade, esistono versioni storiche diverse che spiegano la nascita di una ricetta dunque abbiamo deciso di riportare quelle più affermate e cercare i punti in comune tra le storie per tirare le somme e farci un'idea su come sia andata veramente.

Mangiatori di spaghetti per strada a Napoli

Mangiatori di spaghetti per strada a Napoli (prima del 1886). Autore: Giorgio Sommer (1834–1914). Fonte: Wikimedia.

La prima ricostruzione attribuisce la nascita degli spaghetti in Cina ed è fondata su una scoperta archeologica a cui ha dato risalto la stampa scientifica internazionale. Si tratta di un ritrovamento avvenuto a Laja, nel nord ovest della Cina, vicino al fiume Giallo, dove un team di studiosi ha rinvenuto una ciotola di spaghetti capovolta datata circa 4.000 anni fa. Probablmente chi consumava il pasto fu sorpreso da un evento improvviso, come un terremoto, che lo costrinse ad abbandonare velocemente quel luogo. Il reperto è rimasto ben conservato sotto alcuni metri di sedimenti e le immagini che ne testimoniano l'esistenza sono state pubblicate dalla prestigiosa rivista inglese Nature.

Un'altra versione storica narra che gli spaghetti siano nati nel VI secolo a.C. in Asia occidentale, più precisamente nella valle dell'Indo, che corrisponde grosso modo all'attuale territorio del Pakistan. Lo spaghetto era un semplice scarto della lavorazione della pasta che veniva essiccata nelle cucine reali del Sultano di Bahawalpur. All'inizio non possedeva nemmeno un nome in quanto era un piatto destinato ai servi finché il figlio del Sultano, trovandosi davanti gli spaghetti durante una visita alle cucine, osservò che stavano dritti ed impettiti come i soldati del padre. E di fatti il nome spaghetti pare derivi da sipahee, termine che significava proprio "soldato". Successivamente la fama degli spaghetti si sarebbe diffusa in tutta l'India persino ad opera dello stesso Buddha, a cui fu offerto un piatto di sipahee dal Sultano come testimonia un bassorilievo del monastero buddhista di Kapilavastu.

E l'Italia che ruolo ha avuto nella storia degli spaghetti? Entrambe le versioni storiche viste sinora attribuiscono l'invenzione degli spaghetti all'Oriente ma non confermano affatto che questi siano arrivati in Italia soltanto nel 1295 con Marco Polo, come raccontano alcuni. Secondo una nota credenza, fu l'esploratore veneziano a divulgare la conoscenza degli spaghetti in Italia quando tornò dalla Cina e descrisse quanto appreso del suo viaggio nel libro "Il Milione"; tuttavia le prime testimonianze documentate sulla preparazione di questa pasta essiccata in Italia ci riportano a Trabia, un paesino in provincia di Palermo, intorno all'anno 1100 cioé più di un secolo prima dei fatti narrati dall'esploratore. Pare che gli spaghetti si preparassero in Italia già nel Medioevo, molto tempo prima di Marco Polo, il che mischia di nuovo le carte. Dunque come rispondere al quesito sull'invenzione degli spaghetti?

Se prendiamo in considerazione solo la produzione di una pasta fresca filiforme e sottile, pensando ai fatti di Laja, potremmo dire che gli spaghetti siano stati prodotti per la prima volta in Cina. Tuttavia la produzione di una pasta a forma di spaghetto non sembrerebbe ai più sufficiente ad attribuire la paternità della sua invenzione. Inoltre gli spaghetti cinesi erano fatti di miglio e soia in quanto la Cina non conosceva il frumento, che invece era diffuso nel mondo arabo ed in Italia. In ragione di ciò, se ci focalizziamo sugli spaghetti di grano associati in tutto il mondo alla tradizione italiana, la Cina andrebbe esclusa come possibile Paese di origine.

Secondo il consigliere nazionale dell'Accademia Italiana della Cucina Paolo Petroni, la vera discriminante per attribuire la paternità degli spaghetti è costituita dal processo di essiccazione che permette a questo alimento di conservarsi a lungo termine. Tale essiccazione, infatti, non è un processo banale in quanto deve avvenire dall'interno dello spaghetto verso l'esterno altrimenti la pasta si degrada velocemente. Insomma solo chi ha inventato l'essiccazione della pasta potrà attribuirsi anche la nascita degli spaghetti.

Macchine industriali per macaroni a Brooklyn, New York (Luglio 1917)

Macchine industriali per macaroni a Brooklyn, New York (Luglio 1917). Autore: I. De Francisci & Figlio. Fonte: Wikimedia.

Si sa per certo che nel mondo arabo la pasta di frumento venisse essiccata e probabilmente proprio i Saraceni esportarono questo metodo di conservazione in Sicilia e nel bacinodel Mediterraneo. Dunque il merito degli spaghetti va agli arabi? Probabilmente sì ma solo in parte: anche se gli arabi probabilmente essiccavano i loro spaghetti in maniera simile ad oggi, solo in Italia furono trovate le condizioni climatiche ideali per l'essiccazione. I primi pastifici industriali nacquero nelle zone di Savona, Genova ed Imperia alla fine del XVIII secolo mentre la tradizione pastificia fu presto abbandonata fuori dall'Italia. I pastifici italiani si diffusero velocemente anche a Napoli e in tutto il Paese perfezionando il prodotto ed originando la tradizione che conosciamo oggi. In conclusione, è possibile affermare come gli spaghetti siano nati in Oriente ma l'Italia sia diventata a detta di tutti, già dal Medioevo, il Paese più bravo a produrli ed a cucinarli.

Gli spaghetti diventano un simbolo dell'identità nazionale italiana; nel XIX secolo i "lazzaroni" li mangiavano nelle strade di Napoli come una delle principali attrattive turistiche locali. La parola "spaghetti" compare per la prima volta nel 1819 nel "Dizionario della lingua italiana" di Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini. Questo termine inizia ad essere usato anche nei poemi di artisti popolari come Antonio Viviani a Napoli e Trilussa a Roma ma entrano pure nell'immaginario collettivo dei Paesi di destinazione degli emigranti italiani, soprattutto gli Stati Uniti di America, grazie alla potenza del cinema tra fine '800 ed inizi '900. Come non citare "Una notte all'opera" (1935), uno dei film più celebri dei fratelli Marx, dove vengono rappresentati clandestini in viaggio verso New York che sognano di abbuffarsi con gli spaghetti oppure "La febbre dell'oro" (1925) di Charlie Chaplin, il quale in una delle scene più divertenti del film interpreta un personaggio che sogna di trovarsi davanti ad un appagante piatto di spaghetti che contiene invece stringhe di vecchi scarponi.